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INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA CRESCITA ECONOMICA E PROSPETTIVE OCCUPAZIONALI

INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA CRESCITA ECONOMICA E PROSPETTIVE OCCUPAZIONALI

Negli ultimi anni si sente spesso parlare di Intelligenza Artificiale (IA)

Negli ultimi anni si sente spesso parlare di Intelligenza Artificiale (IA) e ci si interroga sulle possibili conseguenze legate alla sua diffusione. Tra chi immagina scenari apocalittici e chi invece ritiene che lo sviluppo di questa scienza possa migliorare la vita di ognuno di noi, si può sicuramente affermare che le potenzialità legate a questo fenomeno sono enormi e potrebbero riguardare qualsiasi aspetto della nostra esistenza: l’IA non è un qualcosa di così futuristico e lontano da noi, piuttosto una realtà in forte ascesa e già presente in numerose attività aziendali e applicazioni che utilizziamo giornalmente senza neanche rendercene conto. 
Se nell’immaginario collettivo le macchine “intelligenti” sono viste come dispositivi capaci di emulare in tutto e per tutto il comportamento degli esseri umani, ovvero in grado di prendere decisioni a prescindere dal contesto in cui sono inserite, come suggerito da numerosi film di fantascienza, ad oggi l’unico tipo d’intelligenza artificiale sviluppata è in grado di imitare il comportamento degli uomini solamente in specifici e delimitati campi d’azione. 
Nonostante lo stato dell’arte non sia dei migliori, la portata innovativa del tema in questione ricadrà inevitabilmente sulla produttività delle imprese e sullo stile di vita delle persone. In particolare l’IA, oltre a semplificare e migliorare la vita degli individui, può essere assimilata ad un vero e proprio fattore della produzione da sfruttare come leva per l’introduzione di nuove fonti di crescita. Il motivo alla base di queste considerazioni è legato al fatto che si configura come un ibrido tra capitale e lavoro in quanto può assumere la forma di capitale fisico (robot) e può svolgere compiti tipici di un essere umano, in tempi minori e quantità maggiori, inoltre, possiede notevoli vantaggi rispetto alla forza lavoro tradizionale poiché non risente della limitatezza, permette di sfruttare le economie di scala ed è in grado di migliorarsi in maniera esponenziale grazie ai meccanismi di auto-apprendimento. 
Considerato ciò, è evidente come la diffusione dell’IA generi paura e incertezza soprattutto in ambito occupazionale. Per evitare possibili conseguenze negative e creare un futuro in cui macchine “intelligenti” e forza lavoro umana possano cooperare, facilitando e velocizzando il lavoro così come lo conosciamo oggi, devono essere attuati alcuni accorgimenti. Tra i provvedimenti necessari, fondamentale risulterà la preparazione delle persone, soprattutto delle nuove generazioni, al futuro. La formazione, finalizzata ad accrescere la consapevolezza nell’uso di queste nuove tecnologie, è indispensabile in quanto porterà ad un aumento dei tassi di crescita solamente nel caso in cui macchine ed esseri umani integreranno le loro competenze in maniera sinergica. Ciò che ci si auspica e che, a livello di mansioni, vi sarà uno spostamento della forza lavoro dai compiti tradizionali ad altri più specializzati: le macchine svolgeranno lavori più pesanti e ripetitivi, mentre le persone, oltre a supervisionare e integrare i loro compiti, si sposteranno verso lavori più qualificati e che richiedono capacità esclusive dell’intelligenza umana non replicabili, almeno in un futuro prossimo, dai dispositivi dotati di IA. È dunque necessario investire fondi in piani di re-skilling finalizzati alla valorizzazione del fattore umano, poiché se c’è un asset sul quale l’automazione e l’IA non possono ancora intervenire è proprio il capitale umano ed in particolare le Soft Skills come l’intelligenza emozionale, la capacità relazionale, la creatività e la capacità di analisi critica. In questo modo, lo sfruttamento dell’IA per compiti di routine permetterà di concentrarsi di più su queste capacità e si rifletterà in maniera positiva sul lavoro delle persone che saranno più produttive e avranno maggior tempo libero. 
In conclusione, il diffuso pessimismo si scontra con la crescente consapevolezza che in seguito alla distruzione dei lavori tradizionali ne potrebbero nascere altri che integreranno il lavoro delle macchine, minimizzando in questo modo le negatività connesse allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale in ambito occupazionale. È evidente come per arrivare a questo risultato sia necessario che istituzioni e imprese cooperino per creare le precondizioni necessarie alla nascita di nuovi posti di lavoro e per permettere alle persone di acquisire nuove capacità e competenze in modo che possano svolgere lavori più qualificati e sfruttare al massimo le proprie Soft Skills.